08 ottobre 2010

Lettera agli studenti dell'Università di Padova

 

Pubblico la lettera scritta dai ricercatori dell’Università di Padova per gli studenti che si apprestano ad iniziare l’anno accademico. Le ragioni della protesta sono evidenti e per quanto mi riguarda pienamente condivise.

 

Care studentesse e cari studenti,

oggi inizia l'Anno Accademico. Nell'augurarvi buon lavoro, vorremmo spiegarvi le ragioni della protesta in corso nelle Università italiane.


La funzione dell'Università in un Paese moderno è duplice: da un lato l'alta formazione, per permettervi di affrontare il futuro in una professione qualificata e gratificante; dall'altro la ricerca scientifica, le cui ricadute sono spesso a beneficio di tutti noi (pensiamo, per esempio, allo sviluppo straordinario avvenuto negli ultimi decenni nelle scienze mediche e biologiche, che ci assicura una qualità della vita assai migliore rispetto al passato). 

Queste funzioni sono strategiche per un Paese e dovrebbero essere oggetto di forte investimento di risorse umane ed economiche. Purtroppo in Italia le cose non stanno così. Vi invitiamo a riflettere su qualche dato:

1) tra il 2009 e il 2013 il finanziamento dell'Università passerà da 7,4 mld/anno a 6,1 mld/anno (-17%);
2) dal 2009 al 2012 c'è il blocco del "turn over": ogni 3 professori anziani verrà assunto 1 giovane ricercatore; 
3) gli stipendi di professori e ricercatori verranno tagliati: un professore ordinario, con uno stipendio di almeno 2700 euro, subirà un taglio dell'11%; un giovane ricercatore ad inizio carriera, con uno stipendio di 1200 euro, subirà un taglio del 23%

Tagli di prospettive e retribuzioni dei più giovani significano chiudere opportunità ai capaci e meritevoli e favorirne la fuga. Tagli al sistema significano meno competitività del Paese e peggior qualità della vita per tutti. Questi tagli colpiscono in ugual misura Atenei virtuosi e scientificamente prestigiosi (come Padova) ed altri scadenti e inefficienti. Già nel 2011 gli Atenei italiani si troveranno nella situazione di avere le uscite pari al 107% delle entrate. Lasciamo immaginare a voi dove si troveranno le risorse per evitare il fallimento: tagli alla didattica, tasse universitarie più alte e tagli alle borse di studio

Forse l'Italia spreca risorse nell'Università? Secondo l'OCSE l'Italia investe lo 0,7% del PIL per la ricerca, contro la media dell'1,5% (Germania oltre il 2%).

Ci sono troppi docenti universitari in Italia? Sempre secondo l'OCSE, l'Italia ha 1 docente ogni 20 studenti; la media OCSE è 1 a 15 (Germania 1 a 12).


Oltre ad attuare una politica di tagli, il Governo in carica sta proponendo una riforma dell'Università che elimina i ricercatori, introduce nuove figure precarie (i ricercatori a tempo determinato), attribuisce maggiori poteri ai Rettori ed ai professori ordinari, marginalizzando le prospettive di rinnovamento del sistema.

Noi riteniamo che tutti questi elementi prefigurino il declino non solo della nostra Università, ma di tutto il Paese e mortifichino le aspirazioni di molti di voi che studiano con passione e curiosità per prepararsi ad un ruolo di protagonisti nella società futura.

Per questo, molti di noi hanno preso una decisione grave e sofferta: non insegnare. Pur non essendo tenuti a farlo per contratto, in tutti questi anni abbiamo contribuito in maniera volontaria, gratuita e determinante a realizzare una didattica di qualità, insegnando circa 1/3 dei corsi a voi offerti. Questa nostra scelta è condivisa anche da numerosi professori i quali, pur dovendo insegnare, si impegnano a non coprire i corsi lasciati scoperti da noi.

Vi parliamo con massima sincerità: la nostra è una scelta sofferta anche per noi, perché insegnare è un'attività straordinaria che ci ha permesso di conoscere molte "avide giovani menti" e la simpatia umana di tutti voi. Però è l'unico modo che abbiamo per far comprendere a tutti quale sia l'impatto e l'importanza della ricerca, compresa quella svolta da molti giovani precari che hanno meno strumenti di pressione e maggiori incertezze di noi.


La nostra non è una protesta contro ma una protesta per l'Università del futuro, che offra prospettive per i giovani, che valuti merito (scientifico e didattico) dei professori e ricercatori, che sappia valorizzare le persone capaci e sappia offrire a tutti una preparazione di eccellenza!

Ricercatori dell'Università di Padova

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