11 marzo 2010
Metropolis
10:35
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28 febbraio 2010
Litanie arabe
Recensione del nuovo libro di Andrea Panerini
Litanie Arabe, La Bancarella editrice, pp.32 euro 7.00
Ricercare l’essenza delle cose, ascoltare il proprio spirito parlare, amare semplicemente e senza fatica come fosse fisiologico e vitale. Versi secchi e tesi che lasciano il silenzio alle spalle o versi ambrati di desiderio che illuminano paesaggi sublimi. Versi che non hanno niente a che vedere con la banale pesantezza del presente ma che si librano leggeri nell’essenza del senso. Litanie arabe è l’ultima breve raccolta di poesie di Andrea Panerini, 16 componimenti maturati negli ultimi anni che saranno pubblicati per La Bancarella editrice. Un piacere insolito deriva dalla lettura di queste liriche, trasportati nell’intima sensibilità dell’autore non possiamo davvero rimanere inerti di fronte a tanta carne messa sul fuoco. Scuserete l’espressione, ma è l’unica che permette di capire quanto materiale, esperienza ed emozione il poeta trascriva nero su bianco, e quanta forza probabilmente venga impegnata per arrivare al risultato finale. La poesia di Panerini per prima cosa mette in luce l’amore, non certo visto come sentimento puerile e voluttuoso ma come unico e privilegiato rifugio dai mali del mondo. Un amore manicheo sembra descriverci, come credo sia, che se presente dona la vita ma se assente fa sprofondare nel baratro oscuro della solitudine (il mio amore è sepolto/ non un dio/ né un demone/ potrà recuperarlo). Il dolce dolore del ricordo risuona in liriche intense e armonizza le parole rendendole morbide al tatto. Ma se l’amore o il destino hanno lasciato in eredità una buona porzione di notte, c’è spazio anche per una nuova alba e per un sole che splende su tutti, sui buoni e sugli inetti, su questa società vincente/ sui teologi presuntuosi/ sui politici tronfi/ sugli scrittori inutili.. un sole che sta al di sopra di una società problematica e riscalda ciò che ha, quel che vede. Denuncia alla mancanza d’umiltà e di rispetto, ad un’idiozia generalizzata diffusasi come un virus subdolo in certi cuori e in certe menti.
Al termine di Litanie arabe si trova una lirica/preghiera, di doppia sacralità, perchè sacra è la poesia come lo è la preghiera. Una poesia questa che non si arrende e si affida all’eterno, tende all’amore universale e crea uno spazio di contemplazione dove la speranza d’aiuto dovrebbe arricchirsi di tutte le nostre voci, intendo tutte quelle di “una umanità sofferente” che arranca e cade ma si rialza sempre alla ricerca di un nuovo giorno e di una uova utopia, per una serenità che non sia frutto innocuo dell’assenza di pensiero e per una felicità accessibile anche e soprattutto ai doloranti e ai diseredati. Seguimi/ Signore/ nelle mie debolezze/ nei miei peccati/ […] Seguimi/ per darmi/ una nuova dignità/ e una nuova speranza/ Amen.
Fare poesia significa letteralmente costruire poesia, intendo materialmente, parola dopo parola. Volgere lo sguardo dentro se stessi e affrontando i labirinti e le angosce ergere un monumento in onore all’anima. La poesia di Panerini è completamente esente da pratiche prolisse e retoriche, privilegiando invece uno stile delicato ed essenziale che riesce perfettamente nell’intento di emozionare il lettore. E qual è il compito del lettore se non quello di lasciarsi trasportare empaticamente nella corrente della poesia, farsi rapire e trascinare in un mondo dove la parola è tutto ciò che abbiamo per tradurre i pensieri e dove spesso non basta ma necessita del pensiero e della sensibilità d’altri per prendere vita. E cos’è la poesia -viene da chiedersi- senza un lettore appassionato e critico che riesca a captarne il senso e a portare dentro se l’emozione dei versi? Si dice spesso che ci sono troppi poeti ad affollare gli scaffali delle librerie, che ci sono troppe copie che restano invendute. Io dico che dovrebbero esserci più lettori capaci di capirla la poesia. Litanie arabe merita questo tipo di lettori perché è una raccolta di qualità dove non si sprecano parole inutili e dove la bellezza si fa materia ed il languore musa, dove la malinconia non chiude le porte all’uomo e dove si attende il tramonto della sofferenza e la venuta di un nuovo giorno.
per l'acquisto contattare l'editore a labancarella@aruba.it
14:20
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18 febbraio 2010
Concerti
Due nuove date del concerto reading di Silenzio:
Mercoledì 24 febbraio, ore 21 alla Mela di Newton (PD). La Mela è un circolo arci situato dietro la Specola in via della paglia n.2
Venerdì 26 febbraio, ore 21 a Mezzavia di Due Carrare presso la Sala civica Fortunato Pegoraro
Vi aspettiamo..
12:29
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13 febbraio 2010
Freud e Amleto
Dal Libro volante http://librovolante.wordpress.com/
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Shakespeare è senza dubbio uno degli esponenti principali del rinascimento inglese e uno dei più grandi autori della storia del teatro occidentale. Il drammaturgo scrisse sia tragedie che commedie e una delle tragedie più famose, per la longevità delle sue rappresentazioni e per il continuo intervento dei critici è sicuramente l’Amleto. Ancora oggi infatti a distanza di più di quattro secoli il testo viene rappresentato nelle sale teatrali, discusso e commentato da critici, filologi, psicanalisti e studiosi di ogni genere. È lecito sostenere che per affrontare una tragedia così complicata e ricca di riferimenti sia necessario analizzarla da diversi punti di vista e con le teorie di diverse discipline. Ecco spiegato perché nel corso dei secoli la tragedia è stata interpretata nelle maniere più diverse, spesso in riferimento ai periodi storici che si stavano vivendo. Ad esempio durante la “Guerra Fredda” la figura di Amleto diviene l’immagine di un principe forte e sicuro, che si ribella allo zio sovrano in nome della giustizia e rappresenta lo specchio dell’individuo che possiede la forza necessaria per ribellarsi da ogni potere che non è stato scelto ma imposto, e per di più conquistato nel sangue. Amleto in questo caso è l’individuo che si libera e rifiuta le dittature e i totalitarismi. Questa interpretazione potrebbe essere riproposta anche oggi in quelle società che ancora vivono schiacciate da violente dittature con il problema che probabilmente una tal rilettura non sarebbe accettata dai dittatori al potere, con tutte le conseguenze del caso. Oltre ad una visione fortemente politica, si sono sviluppate anche interpretazioni basate su teorie psicanalitiche. In tali interpretazioni la figura di Amleto (completamente depoliticizzata) viene ad assumere nuove sfumature dove il dissidio interiore, psicologico e a volte inconscio lo caratterizza come un personaggio scisso, lacerato dal dubbio e dall’incertezza: un vero personaggio drammatico. Accanto ad Amleto però si impone un’altra figura che è stata oggetto di studi e che ha permesso di creare alcune teorie psicanalitiche: si tratta del personaggio di Ofelia, rinnegata ed insultata da Amleto, o dalla sua finta pazzia. Ofelia si carica di una pazzia tutta personale derivata dalla morte del padre e dal rifiuto di Amleto e decide di suicidarsi annegando nel fiume. Cercherò di fare alcune considerazioni su questi approcci psicanalitici che sono diventati tanto importanti per la tragedia, in particolare il rapporto Edipo/Amleto teorizzato da Freud e il cosiddetto “complesso di Ofelia” proposto da Bachelard, dove l’immagine di Ofelia si fonde con quella dell’acqua come simbolo di un ritorno alle origini dell’esistenza. Freud porta alla luce una teoria affascinante, scrivendo all’amico Wilhelm Fliess nel 1897 ipotizza che la figura di Amleto ricordi quella di Edipo, entrambi accomunati dallo stesso desiderio inconscio di amare la madre ed uccidere il padre. Anche Edipo nella tragedia sofoclea uccide il padre e sposa la madre, ma la sua azione è del tutto inconsapevole e sembra manovrata da uno sguardo superiore che interviene sulle velleità dell’uomo e ne modifica le intenzioni. L’ironia tragica di Edipo è evidente, scappando da quelli che credi i suoi veri genitori (perché conscio del responso dell’oracolo) crede di fare del bene si ritrova invece ad andare incontro al suo destino, scritto e immodificabile. La vicenda di Amleto è completamente diversa ma trova delle analogie con il mito greco tanto da essere definito un “Edipo fallito”. Il complesso edipico di Amleto che lo porta a desiderare la madre e a voler prendere il posto del padre, sarebbe secondo Freud la causa del suo non agire o del suo agire così in ritardo. Ricordo infatti che il compito di Amleto era quello di vendicare il padre assassinato dallo zio succedutogli al trono. Ovviamente parliamo di una disposizione inconscia di Amleto che mai nel dramma fa riferimento a tali desideri. Partendo dal fatto che un’opera di questo spessore si apre ad un gran numero di interpretazioni, dobbiamo considerare insieme a tutte le altre anche la teoria di Freud anche se non può essere dimostrata praticamente. L’unico aggancio che potrebbe rimandare in qualche maniera all’interpretazione freudiana consiste nella datazione della tragedia. L’Amleto è stato scritto nel 1601, poco dopo la morte del padre di Shakespeare. Per Freud l’elaborazione del lutto dopo la perdita del padre avrebbe portato il drammaturgo in una condizione tale da far riemergere in lui le antiche disposizioni “edipiche” che ogni individuo nutre nella propria infanzia. L’interpretazione deve essere accettata, se vogliamo è anche la più suggestiva e affascinante ma tuttavia appare molto debole. Nonostante ciò tutti i più grandi registi, da Olivier a Zeffirelli, hanno evidenziato all’interno del dramma l’attrazione fisica tra Amleto e la madre.Altro importante personaggio capace di chiamare in causa teorie della psicanalisi è il personaggio di Ofelia. Bachelard in Pscicanalisi dell’acque analizza la morte di Ofelia nell’acqua non come una banale coincidenza ma come una caratterizzazione del suicidio femminile. Il suicidio nell’acqua sembra essere una pratica adottata particolarmente dalle donne, soprattutto in letteratura, dove la determinazione psicologica dei personaggi risulta più forte che nella realtà e il suicidio è presentato come l’atto finale di un lungo destino intimo. L’acqua è la patria sia delle ninfe viventi che delle ninfe morte. L’acqua è il vero elemento della morte femminile. Amleto subito dopo aver recitato To be or not to be scorge Ofelia e salutandola la chiama “ninfa”. Secondo Bachelard questo termine non viene usato per casualità ma denota la consapevolezza del principe che già allude alla morte di Ofelia che avverrà nel tentativo di ricongiungersi con il suo elemento. Ofelia all’interno della tragedia diventa, in questo senso, il simbolo del suicidio femminile. Non si assiste al suicidio sulla scena, ma è la regina Gertrude che racconta a Laerte l’accaduto, attraverso la descrizione del paesaggio che circonda il ruscello in cui Ofelia si è uccisa. Si tratta di un luogo che non ha nulla a che vedere con un paesaggio funereo. La stessa morte sembra non avere niente di tragico, perché Ofelia ritorna alla propria dimensione fondendosi con l’acqua. C’è l’impressione che il suicidio di Ofelia venga visto sia come una tragedia inaspettata e dolorosa, sia come un ritorno dolce e rituale. Ma un ritorno a cosa? Semplicemente al grembo materno. L’acqua è un elemento affascinante e poliedrico proprio perché dalle sue immagini scaturiscono dei significati profondi ma opposti. L’acqua presiede alla nascita e al nutrimento di ciascun essere vivente, ma in molti casi essa assume anche un significato di morte. Nel caso di Ofelia questa morte molto dolce e indolore dove l’acqua ammanta il corpo della ragazza fino a farlo scomparire è simbolo di un ritorno alle origini di ogni essere vivente. Ofelia viene descritta come una creatura destinata a morire nell’acqua perché nata in tale elemento e disposta dalla natura a chiudere il ciclo della sua esistenza conferendole una forma circolare, realizzando -paradossalmente- la pienezza della propria vita proprio in quella morte. Così quando Bachelard analizza il “complesso di Ofelia” si riferisce al rapporto di connessione esistente tra la donna, l’acqua e la morte. La donna genera nel liquido amniotico, crea il latte del nutrimento, ed è più incline dell’uomo alle lacrime. L’immagine di Ofelia annegata è diventata nel corso dei secoli il vero archetipo della follia femminile, connessa sempre in qualche modo alla sessualità o alla delusione d’amore (a differenza della follia maschile). In questo senso è interessante notare come la parola “isteria” derivi dal greco “ustéra” che significa “utero”. Ofelia rappresenta quella follia che non può prescindere dalla femminilità e dalla sessualità femminile. A farla cadere in tale stato concorre sia il rifiuto di Amleto che le impedisce di realizzarsi portando a compimento il proprio amore, sia la situazione in cui vive. Circondata da uomini che la sovrastano Ofelia si nota per la sua assenza; lei è sempre figlia o sorella ma non ha mai la possibilità di emergere per la propria personalità. Soffocata da una famiglia invadente e oppressiva Ofelia trova proprio nella morte quello che le era stato negato in vita, ovvero un’identità.
14:18
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17 gennaio 2010
Alla Mela
Nuovo data per il concerto reading di Silenzio:
mercoledì 24 febbraio suoneremo alla Mela di Newton alle ore 21 circa.

La Mela è un piccolo e accogliente circolo Arci di Padova, situato dietro la "Specola" in via della Paglia, n. 2..
per maggiori info visitate il loro sito http://meladinewton.wordpress.com/
17:11
Scritto da : nicola-lotto
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